Buongiorno dalla sala d’imbarco dell’aeroporto da dove, oggi, Rosario rientrerà nella capitale del Laos, Vientiane, dopo i giorni trascorsi a Luang Prabang. Il primo pensiero è per i morti causati dalla disastrosa frana di acqua, fango, ghiaccio, detriti che, al momento di scrivere i media danno a circa 400 morti accertati e migliaia di dispersi. “Io sono transitato in quei luoghi e vi garantisco che le persone che affollano quella valle, quei villaggi, quel posto di frontiera sono migliaia, ogni giorno. Credo che alla fine il “conto” sarà più elevato perché tanti non li ritroveranno mai, purtroppo. Purtroppo perché come fai a quantificare chi passa, chi sosta in quel “bailamme” che la frontiera tra Nepal e Tibet ospita? Basti pensare a chi è lì per fare trekking, a chi ci vive con chi va lì a fare trekking, insomma potete immaginare. Vi mando qualche foto che ho scattato al momento del mio passaggio, anche su quel ponte che ho visto in tanti video crollare sotto l’impeto della disastrosa frana abbattutasi lì. Un pensiero e una preghiera per tutti loro, morti, dispersi e sopravvissuti. Per ora, dopo il rientro a Ventiane vedrò come muovermi per la strada verso il Langtang, la mia prossima meta. Sarà difficile, ma vedrò quali strade e come raggiungere quella valle che i media, oggi, danno per “non sicura.”

Le ultime due immagini si riferiscono al grande edificio di frontiera, prima e dopo che potete vedere nell’ultima pubblicata (Immagine di copertina utilizzata anche in un post precedente a questo.) Impressionante vedere come sia stato completamente sommerso dai detriti.

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