“Sono arrivato a Dengboche – scrive questa mattina, domenica 5 settembre, Rosario – dove farò tappa in attesa di quella che mi attende domani in direzione del Campo Base Everest (quota 5.364 m.s.l.m. sul versante sud, quello che sta facendo ora) dove dovrei arrivare, come pianificato con un giorno d’anticipo sulla tabella di marcia. Oggi è uscito anche un po’ di sole, dunque mi ha facilitato la camminata e ora riposo al fine di riprendere un po’ di energie per il prosieguo.” È la base logistica di differenti spedizioni, che ogni anno scalano l’Everest partendo dal Nepal ed apre la via, in particolare, alla cascata di ghiaccio di Khumbu. È anche il punto d’arrivo dei trekking che permettono di avvicinarsi al massimo all’Everest e di salire sul Kala Patthar celebre per la sua vista sul massiccio dell’Everest. Circa 40.000 persone all’anno intraprendono il trek dall’aeroporto di Lukla al Nepal Everest Base Camp. Da Lukla, ci si dirige verso Namche Bazaar (3.440 m), la capitale Sherpa, seguendo la valle del fiume Dudh Kosi. Ci vogliono circa due giorni per raggiungere il villaggio, generalmente, gli alpinisti si fermano un giorno per acclimatarsi. Vi sono poi altri due giorni di trek per raggiungere Dingboche, (4.260 m), prima di un altro giorno per un ulteriore acclimatamento. Altri due giorni di cammino, li portano al campo base attraverso il Gorak Shep. La maggior parte degli alpinisti si fermano al campo base diversi giorni, prima di iniziare le ascensioni, per acclimatarsi all’altitudine ed evitare il mal di montagna. Il 25 aprile 2015 un terremoto del grado 7.8 Scala di magnitudo del momento sismico (MSM), ha colpito il Nepal ed ha innescato una valanga sul monte Pumori che ha travolto il Campo Base Sud. Almeno 19 persone sono morte. Due settimane più tardi, il 12 maggio, un secondo terremoto di grado 7.3 della scala Richter ha colpito la zona. Alcuni dei sentieri che portano al campo base sono stati danneggiati e sono divenuti inagibili.

